Covid – 19 e Sicurezza: impianti di ventilazione e condizionamento dell’aria interna

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Un’alleanza fra persone che dà vita a una promessa condivisa, a un impegno leale e trasparente, fonte di crescita ed evoluzione reciproche.

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NexumStp S.p.A. - Il Sole 24Ore

Questo articolo vuole essere un supporto a tutti coloro che si accingono a riavviare le proprie attività commerciali e produttive e intendono agire in modo consapevole per limitare i rischi di contagio da Covid – 19

Gli impianti di ventilazione condizionamento dell’aria svolgeranno un ruolo importante nella gestione del contagio e conoscerne il funzionamento consentirà di evitare errori che ad oggi molti sottovalutano e che inconsapevolmente creano danni rilevanti. NexumStp con la sua esperienza nel settore, intende fare chiarezza sull’argomento stando sempre al fianco di chi vuole fare impresa con coscienza, aiutando gli imprenditori nella ripresa delle attività.

La trasmissione del Covid – 19

Il SARS-CoV2-19 conosciuto anche come covid -19 è un virus che può essere trasmesso da persona a persona in tre modi:

1) per contatto ravvicinato e diretto con una persona infetta

2) per inalazione di goccioline liquide prodotte dalla persona infetta

3) tramite contatto con superfici contaminate dal virus

Alcune goccioline liquide prodotte dall’uomo hanno dimensioni dell’ordine delle decine di nanometri non risentono delle forze gravitazionali restando in sospensione nell’aria formando il bio-aerosol.

Si suppone, ma non è stato né dimostrato né negato, che un impianto di climatizzazione e condizionamento possa far viaggiare per lunghe distanze il virus.

Ad oggi è in atto un dibatto sulla significatività della trasmissione tramite bio-aerosol a lunghe distanze ma per un principio di cautela è opportuno considerare questa possibilità e fare quindi delle considerazioni sulla gestione degli impianti ad aria al fine di ridurre il rischio di contagio.

Tipologie di impianti ad aria

Esistono diverse tipologie di impianti per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti di vita o lavoro e dei locali pubblici che sfruttano l’aria.

Per semplificare possiamo distinguere gli impianti in:

  • impianti che prelevano aria in un ambiente (grande o piccolo), la riscaldano o raffreddano e la reimmettono nello stesso ambiente (a ricircolo totale)
  • impianti che prelevano aria in un ambiente, la riscaldano o raffreddano e la reimmettono anche in altri ambienti (a ricircolo totale)
  • impianti che prelevano aria esterna, la riscaldano o raffreddano e la immettono negli ambienti (a tutta aria esterna); l’aria estratta viene totalmente espulsa all’esterno
  • impianti che prelevano aria esterna e aria interna, la riscaldano o raffreddano e la immettono negli ambienti (a ricircolo parziale); l’aria estratta viene in parte espulsa all’esterno e in parte reimmessa negli ambienti.

Impianti più sicuri e meno sicuri

Tutti questi impianti, in condizioni normali, sono soluzioni valide per il condizionamento dell’aria negli ambienti. In una situazione di pandemia, dove l’obiettivo è quello di ridurre il più possibile le possibilità di contagio è preferibile scegliere alcune soluzioni rispetto ad altre.

Per ridurre le possibilità di contagio bisogna ridurre la concentrazione di virus dell’aria interna diluendo l’aria ambiente, che potenzialmente può contenere una determinata concentrazione di virus, e evitare gli scambi di masse di aria tra un ambiente e un altro in modo tale da non diffondere il virus.

Da queste due considerazioni si capisce come i migliori impianti siano quelli a tutta aria esterna che garantiscono il ricambio dell’aria mentre non provocano lo scambio di aria interna tra i diversi locali.

Gli impianti più a rischio sono quelli a ricircolo totale che servono diversi ambienti; essi non consentono la diluizione dell’aria (perché non apportano aria esterna) e causano uno scambio di masse di aria potenzialmente contaminata tra ambienti diversi aumentando le possibilità di contagio (in quanto prelevano l’aria in un ambiente chiuso e la trasportano in un altro ambiente chiuso).

Naturalmente la presenza di porte e finestre favorisce il ricambio dell’aria interna agevolando la diluizione dell’aria.

Se i locali, e gli impianti a loro servizio, sono stati progettati nel rispetto dei regolamenti di igiene (che impongono solitamente una superficie finestrata del locale pari a 1/8 della superficie calpestabile dello stesso) e delle norme tecniche come la norma UNI 10339 che definisce i ricambi di aria minimi da garantire per ogni tipo di ambiente privo delle idonee finestrature, il livello di rischio può definirsi accettabile (sempre che si verifichi una corretta gestione degli impianti e una regolare apertura delle finestre).

Molto spesso, però, attività lavorative e commerciali vengono gestite senza tener conto dei suddetti regolamenti e norme ad esempio riducendo le aperture finestrate dei locali (vedi le vetrine dei negozi) o limitando le portate di aria esterna degli impianti di ventilazione (per ottenere un risparmio economico) oppure installando impianti errati nella propria attività.

Si nota spesso, infatti, la presenza di impianti di riscaldamento e raffrescamento in attività commerciali, con superfici finestrate molto ridotte, che impiegano impianti a ricircolo totale che erroneamente si crede possano garantire il ricambio dell’aria. In queste condizioni le concentrazioni di virus nell’aria possono potenzialmente crescere aumentando i rischi di contagio.

In questa fase temporale, denominata fase 2 in Italia, dove già alcune attività sono avviate e altre lo saranno a breve, è stato emanato il DPCM del 10 aprile 2020 il quale nell’allegato 5 raccomanda a tutti gli esercizi commerciali di garantire un’adeguata aerazione naturale e ricambio d’aria.

Pur essendo questa solo una raccomandazione, si ricorda che questi principi sono ormai molto tempo obbligatori dai regolamenti di igiene.

Vuoi verificare l’idoneità degli impianti ad aria della tua attività? 


I tecnici di NexumStp possono aiutarti nella verifica e nell’individuazione degli accorgimenti o modifiche da effettuare per migliorare i livelli di qualità dell’aria e la conseguente riduzione del rischio di contagio da Covid-19.

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