Entrato in vigore il 25 maggio 2016, il GDPR è divenuto applicabile e vincolante in tutta l’area economica europea il 25 maggio 2018.  Nell’infografica diffusa il 29 gennaio 2019, in occasione del Data Protection Day 2019, il Garante Italiano per la Protezione dei Dati Personali ha diffuso il proprio bilancio sui primi 7 mesi di applicazione del GDPR in Italia.

Il bilancio sui primi mesi di applicazione del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR)

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primi mesi con nuovo GDPR

 
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Sono stati ben 4.704 i reclami ricevuti dall’Autorità nel periodo dal 25 maggio 2018 (data di prima applicazione del Regolamento UE) al 31 dicembre 2018, con un netto incremento rispetto ai 3.378 dell’anno precedente. Nello stesso periodo l’Autorità ha ricevuto 630 notifiche di violazioni dei dati (il cd. data breach) nonché la comunicazione dei dati di contatto di oltre 43.000 responsabili per la protezione dei dati (il cd. Data Protection Officer).

A livello europeo, le statistiche assemblate e diffuse dalla Commissione Europea, in relazione al periodo maggio 2018 – gennaio 2019, mostrano l’avvenuta presentazione di oltre 95.000 reclami alle Autorità per la protezione dei dati personali degli Stati Membri dell’intera Unione Europea.

L’analisi delle statistiche raccolte presso le singole Autorità nazionali mostra come le tipologie di trattamenti più frequentemente oggetto di denuncia ai Garanti consistano in attività di telemarketing, nell’invio di e-mail promozionali e nell’implementazione di sistemi di videosorveglianza (cd. CCTV).

Colpisce l’elevatissimo numero – oltre 41.000 – di comunicazioni di data breach presentate da titolari e responsabili del trattamento in conformità con quanto disposto dall’art. 33 GDPR.

La medesima tabella rivela come l’attenzione delle Autorità sia alta anche sui trattamenti transfrontalieri di dati personali, in relazione ai quali risultano essere oggetto di indagine oltre 250 casi.

E’ indubbio che molta dell’attenzione prestata alla nuova disciplina europea della protezione dei dati personali nasca dal temuto apparato punitivo del GDPR, che permette di sanzionare le violazioni della normativa con l’irrogazione di severe sanzioni amministrative pecuniarie. Tenuto conto di una serie di parametri, quali la gravità della violazione ed il comportamento tenuto dal titolare o dal responsabile del trattamento, le Autorità nazionali per la protezione dei dati possono comminare sanzioni di importo massimo pari a 20 milioni di Euro o, laddove superiore, al 4 % del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente per le imprese.

Nell’ordinamento italiano, avverso i provvedimenti sanzionatori del Garante per la Protezione dei Dati Personali è possibile presentare ricorso presso il giudice ordinario. Il processo si svolge secondo le forme e le regole proprie del cd. rito lavoro, caratterizzato dal severo regime di preclusioni e decadenze processuali e da spiccata snellezza e celerità.

 

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